Utente:Nemo/Essere associazione

Da Wikimedia Italia.

Sarò antiquato, ma per me un'associazione è un gruppo di persone che condividono degli ideali e si uniscono perché pensano di stare meglio se stanno insieme.

Persone a cui piace incontrarci di persona e non solo, discutere dei progetti Wikimedia e della cultura libera, ragionare sulla loro interazione col "mondo esterno" e nel territorio, fare cose insieme. Persone che da sole si sentirebbero piú povere.

Stabilito che le persone sono il capitale dell'associazione, l'obiettivo è farle crescere. Una misura semplicistica è il numero dei soci. Una migliore è quanti soci sono messi nella condizione di aiutare: per questo serve qualche sforzo. (Vedi sotto sull'uso delle risorse.)

L'associazione, come struttura democratica e aperta, serve a mettere insieme il contributo di tutti per produrre qualcosa che superi la somma degli individui.
        L'esempio piú evidente è una dichiarazione politica: 100 opinioni su una legge possono anche cancellarsi a vicenda. Se invece si trova un'opinione condivisa dalla maggioranza, questa vale forse 100, forse di piú.
        L'esempio piú banale è dividersi il costo dell'affitto di una sede pagando ciascuno una piccola quota sociale.

Il direttivo è parte di questa struttura democratica: ha il compito di assicurare che l'associazione proceda nella direzione dei propri obiettivi sociali. Spesso deve tirare le somme di richieste contrastanti e scontentare qualcuno, o anche tutti, ma poi rende conto all'assemblea. Il direttivo non è il mulo che deve tirare il carretto, né una macchina erogatrice di decisioni/bonifici predeterminati.

L'assemblea dei soci è sovrana, pur nei limiti del mondo attorno a noi e del contesto in cui opera, e chiede qualche rinuncia anche a ciascun socio.
        Un esempio è la quota annuale: 25 € hanno un valore diverso per ciascuno, ma sono un piccolo gesto per dimostrare che si tiene agli scopi dell'associazione e che si vede un valore in tutto quanto sopra; non dovrebbero tenere fuori nessuno che davvero voglia bene ai nostri scopi sociali.
        Un esempio piú doloroso è l'essere messi in minoranza: richiede flessibilità nel saper far propria una decisione collettiva.

È poco credibile chi non è disposto a cambiare sé stesso, ma si pone su un piedistallo a proclamare come gli altri dovrebbero cambiare (semi-cit.). Chi è convinto di poter fare meglio dovrebbe associarsi, mettersi in gioco; se invece se ne chiama fuori è un problema.
        Spesso è un problema dell'associazione, che non sa essere abbastanza inclusiva ecc. A volte è un problema dell'individuo, che magari non condivide l'obiettivo generale della conoscenza libera (è legittimo, anche per gli utenti dei wiki) o dà priorità al proprio ego.
        C'è poi chi aspira ad avere maggiore influenza giocando su piú tavoli o tentando di agire sopra l'associazione invece che nell'associazione: è una variante perversa del semplice egoismo.

Per la responsabilizzazione e la crescita individuale di tutti i soci, in questi anni abbiamo parlato soprattutto di formazione e coordinatori locali e tematici (con frequenti diversioni sulla perenne questione degli incarichi retribuiti). Sappiamo però, perché ne abbiamo parlato già dieci anni fa, che a un certo punto vorremmo un'ulteriore decentralizzazione.
        Per esempio, nella struttura attuale delle associazioni di promozione sociale è previsto che si possa diventare APS nazionale, con qualche vantaggio, se si hanno abbastanza sezioni locali con certi requisiti.
        Molte associazioni relativamente simili alla nostra (cito UAAR o Legambiente, ma ciascuno ne conosce altre) hanno qualche incentivo per le strutture locali. Magari pagano l'affitto di una sede locale per una sezione con almeno tot soci; o girano alle sezioni attive i proventi delle quote dei loro soci locali, perché siano spesi sulle attività sul posto.

Come dicevo sopra, il nostro scopo è aumentare le persone coinvolte nella conoscenza libera.
        Se fossimo una fondazione e Apple ci regalasse 500 miliardi di euro, potremmo bensí mettere l'universo mondo in licenza libera: basterebbe comprarci tutti gli editori, autori, archivi ecc. d'Italia, impacchettare il tutto e spedirlo a Internet Archive perché facciano il resto. Ma saremmo a posto al massimo per il passato.
        Non ci bastano nemmeno migliaia di soci o centinaia di migliaia di wikipediani, perché vogliamo pure avere archivi multimediali, biblioteche digitali, dizionari, libri di testo, guide, banche dati ecc., tutti liberi e utili. Ci servono milioni di insegnanti, operatori culturali, autori, utenti: non tutti saranno coinvolti direttamente nei progetti Wikimedia o nelle attività di WMI.

Se si guarda allora a come spendere le nostre risorse, le decisioni sono sempre difficili ma il metodo è abbastanza chiaro se ci ricordiamo che siamo un'associazione e che il nostro obiettivo sono le persone.
        All'estremo piú semplice, rimborsare le spese di viaggio consente anche a un socio "isolato" di fare una presentazione che potrà interessare nuove persone alla conoscenza libera.
        All'estremo piú complicato, si può assumere qualcuno che abbia la passione di fare qualcosa che moltiplica la capacità dei soci e wikimediani (come risparmiare loro delle attività amministrative; o cercare e gestire nuovi contatti).
        In mezzo stanno quei costi che hanno un impatto diretto, che è magari facile da vedere ma comunque difficile da valutare. Per esempio, si può pagare un WIR o un diverso servizio che porti velocemente molti contenuti liberi nei progetti Wikimedia in un modo che catalizza e semplifica le attività degli utenti.
        Le attività che non aumentano le forze a disposizione della conoscenza libera nel lungo periodo sono una distrazione, a prescindere dal costo netto. Per le altre, farci pagare (o comunque recuperare i costi) deve servire a potenziarle: per esempio a renderle scalabili (per formare tutti gli studenti d'Italia ci servirebbero miliardi) o a filtrare le richieste (è facile che non venga nulla di buono da un museo che vuole tutto gratis).

Se riconosciamo che la nostra forza sono le persone, diventa evidente anche che le decisioni giuste hanno un valore nella misura in cui sono recepite dalle persone.
        Raggiungere un accordo con un ente importante vale poco, se non trasmettiamo i vantaggi che porta alla conoscenza libera e all'ente stesso e il modo in cui si arriva a un tale risultato. Allo stesso modo, rinunciare a un'opportunità, come una proposta o richiesta da una persona, può essere positivo se riusciamo a comunicare come in futuro le persone dentro e fuori WMI potranno fare di meglio.
        Non essere comprensibile è un danno per ogni decisione, anche quelle che portano un beneficio molto maggiore. Ciò vale soprattutto per il direttivo, ma anche a ogni altro livello: anche quando come semplice socio propongo a un certo docente una certa cosa dovrei saper spiegare perché.