Libro verde su «Il diritto d'autore nell'economia della conoscenza»

Da Wikimedia Italia.

Wikimedia Italia, in collaborazione con Wikimedia Nederland, ha inviato delle osservazioni sul Libro verde su «Il diritto d'autore nell'economia della conoscenza» elaborato dalla commissione europea. Si veda anche la risposta dell'AIB (elenco completo delle risposte).

Il libro verde ha lo scopo di tirare le fila sull'attuale legislazione in materia di diritto d'autore (normata principalmente dalla direttiva 2001/29/CE) per quanto riguarda l'attuale quadro di limitazioni ed eccezioni al diritto d'autore e le sue modifiche che siano necessarie alla diffusione della conoscenza nell'era di internet, per giungere al traguardo, appunto, della società (o economia) della conoscenza.
Wikimedia Italia, in quanto associazione per la diffusione della conoscenza libera, non ha perso questa occasione di confronto offerta dalla commissione per tentare di correggere un'impostazione che non ci soddisfa affatto, facendo conoscere le posizioni del movimento per la cultura libera, ovviamente dal punto di vista wikimediano.
Segue il testo.


Spettabili membri della Commissione dell'Unione europea,

Wikimedia Italia - Associazione per la diffusione della conoscenza libera vorrebbe approfittare di questa occasione per commentare il Libro verde sul diritto d'autore nell'economia della conoscenza.

Nel Libro verde sono poste diverse domande specifiche e si rivolge l'invito a presentare le proprie osservazioni su diverse questioni che sono toccate nel Libro stesso. Wikimedia Italia accetta questo invito. Prima di tutto ci soffermeremo sul nostro ruolo e su alcune considerazioni sull'attuale legislazione.

Wikimedia Italia e la sua politica sul diritto d'autore

Wikimedia Italia è un'associazione di diritto italiano fondata nel 2005 e ha l'obiettivo di raccogliere, divulgare, promuovere e garantire la libertà e/o il libero accesso alle informazioni in qualsiasi forma. Per raggiungere questo obiettivo l'associazione collabora strettamente con i volontari dei progetti di Wikimedia. I membri dell'associazione sono generalmente presenti anche su questi progetti, come ad esempio Wikipedia (enciclopedia libera), Wikibooks (libri di testo liberi), Wikinotizie (notizie), Wikisource (fonti) e Wikimedia Commons (foto e altri media liberi), Wikizionario (dizionario) e Wikiquote (raccolta di citazioni). Wikimedia Italia è la corrispondente italiana ufficiale di Wikimedia Foundation, che ha sede negli Stati Uniti d'America. Anche questa fondazione ha una politica orientata verso l'adozione di licenze libere.

Libera informazione in questo contesto non significa che l'informazione è gratuita (gratis) in quanto tale. Libero dovrebbe essere inteso nel senso della GNU Free Documentation License (GFDL), secondo cui le informazioni possono essere riutilizzate liberamente, tuttavia con la citazione degli autori principali. Gli autori, utilizzando una licenza libera come la GFDL, danno a tutti il diritto di copiare, modificare e utilizzare il loro lavoro da qualunque altra parte, ecc., in virtù della clausola che stabilisce che l'opera derivata è pubblicata sotto la stessa licenza. Per sviluppare l'apertura e l'interoperabilità sono in corso lavori per armonizzare le attuali licenze libere, ad esempio, quelle sviluppate da Creative Commons.

Wikipedia, in quanto progetto della Wikimedia Foundation, è in questo senso un'enciclopedia sotto licenza libera.

Considerazioni sull'attuale normativa sul diritto d'autore

Il Libro verde utilizza l'attuale normativa sul diritto d'autore come punto di partenza, e sulla base di questa segnala i possibili punti problematici, occupandosi soprattutto delle differenze nelle legislazioni nazionali che possono portare a incertezze giuridiche. A nostro avviso, bisognerebbe anche riflettere su alcune questioni fondamentali in materia di diritto d'autore. A tale proposito, il Libro verde afferma nel paragrafo 1.2 (il campo di applicazione del Libro verde): "Un livello elevato di protezione del diritto d'autore è fondamentale per la creazione intellettuale".

Di fatto questo è stato finora il presupposto adottato quando si è trattato di legiferare su quanto concerne la proprietà intellettuale. Soprattutto nella società attuale, tuttavia, questo non è sempre vero. Un numero crescente di autori (tra cui musicisti e scrittori) rinunciano, in tutto o in parte, ai diritti d'autore sulle opere che creano. Ciò si verifica non solo in Internet, dove sono sempre più numerose le opere rilasciate sotto una licenza libera (ad esempio, Wikipedia, Wikimedia Commons, Flickr, Tribe of Noise), ma anche nei mezzi di comunicazione più tradizionali come i libri.

Ciò non significa che questi autori cessino di creare, al contrario. L'aver (in parte) rinunciato al diritto d'autore garantisce a questi autori la sicurezza che le loro opere avranno una lunga durata. Attraverso la facile accessibilità e veloce diffusione via Internet, gli autori possono raggiungere un pubblico molto più vasto che non attraverso gli editori tradizionali, mentre la riproducibilità dell'opera con meno restrizioni potenzialmente ne permette anche una maggiore e più capillare diffusione anche attraverso l'editoria tradizionale.

Anche la vivacità dell'industria del software libero ha dimostrato che l'uso di una licenza libera può essere interessante per i produttori.

D'altro canto, non si può ignorare la sterminata produzione letteraria ed artistica di elevata qualità ed originalità che precede, anche di molti secoli, la nascita del diritto d'autore come è inteso oggi. Il diritto d'autore è successivo (è stato introdotto per la prima volta nel XVI secolo in Inghilterra, a seguito della diffusione delle opere stampate): è un sistema per evitare che a godere dello sfruttamento commerciale di un'opera sia una persona diversa dal suo autore (il che sarebbe immorale e ingiusto) e per consentire agli autori di vivere delle proprie opere autonomamente, perché siano liberi di esercitare i propri talenti e arricchire culturalmente la società. In nessun caso, pertanto, il diritto d'autore può prevalere sull'obiettivo fondamentale della diffusione e ampliamento della cultura per tutti, e trasformarsi in un mero diritto di sfruttamento commerciale.

Altre tendenze della società

Mezzi di comunicazione rivolti al pubblico

Vi è anche una forte tendenza nei mezzi di comunicazione tradizionali, come giornali e riviste, a fornire i propri contenuti gratuitamente. Sempre più spesso le loro entrate sono dovute alla pubblicità, anzichè al prezzo pagato dai fruitori dei contenuti. I siti web di molti giornali mostrano una quantità cospicua di pubblicità, pertanto i fruitori di questi servizi non pagano più per il contenuto di tali siti, ma solo per il trasporto delle informazioni a casa loro o sul lavoro. Molte trasmissioni televisive e radiofoniche possono inoltre essere viste o ascoltate gratuitamente in internet. L'interesse dei fruitori dei contenuti è molto maggiore e più importante di quello dei produttori. Un uso libero di articoli di giornale, spettacoli televisivi ecc. porta ad una maggiore diffusione della conoscenza. Inoltre, varie opere che tradizionalmente avevano solo scopi commerciali sono sempre più spesso diffuse dagli autori gratuitamente (vedi per esempio i dischi di Radiohead e Marillion).

Governi

Serve una maggiore armonizzazione delle normative sulla licenza d'uso di contenuti prodotti dal settore pubblico. Per esempio, il sito della Commissione europea afferma:

© Comunità europee, 1995-2008
Riproduzione autorizzata con indicazione della fonte, o come altrimenti specificato.
Qualora sia richiesta un'autorizzazione preliminare per la riproduzione o l'impiego di informazioni testuali e multimediali (suoni, immagini, software ecc.), tale autorizzazione annulla e sostituisce quella generale di cui sopra, e indica esplicitamente ogni eventuale restrizione.

I governi europei potrebbero, da questo punto di vista, prendere esempio dal governo statunitense. Negli Stati Uniti tutti i contenuti raccolti dal governo federale sono disponibili liberamente nel pubblico dominio (liberi da ogni diritto d'autore). Non è così nell'Unione europea. Di conseguenza, per esempio, le centinaia di migliaia di foto prodotte dalla NASA si trovano ovunque nella Rete, in giornali, libri, pubblicazioni scientifiche e riviste, mentre le foto dell'ESA sono scarsamente conosciute e diffuse.

Questo influenza l'immagine pubblica: la NASA e i suoi progetti sono molto più conosciuti e forse anche più popolari dell'ESA. Gli effetti di questo si vedono anche in progetti come Wikipedia. Persino nella Wikipedia in francese la voce sulla NASA è molto più approfondita, interessante e meglio scritta di quella sull'ESA (nel momento in cui scriviamo, 10 ottobre 2008) e una gran parte delle foto astronomiche o foto satellitari del pianeta Terra impiegate nell'intero provengono dagli archivi in pubblico dominio della NASA.

Collaborazione

L'attuale società della conoscenza è sempre più rivolta verso la collaborazione. Il diritto d'autore tradizionale non è del tutto adeguato per permettere un'efficace collaborazione fra gli autori. L'uso di licenze libere diventa quindi una necessità, come risulta evidente nei progetti Wikimedia, in cui le voci vengono tradotte sotto la stessa licenza libera ed in cui è stato sviluppato un archivio condiviso di contenuti multimediali (Wikimedia Commons, il cui nome richiama le terre di proprietà comune). Il diritto d'autore applicabile entro questi progetti risulta non chiaro in alcuni aspetti, perché la legislazione varia non solo fra gli stati membri dell'UE e gli altri paesi, come gli Stati Uniti d'America, ma anche fra gli stati membri stessi.

L'autore tradizionale?

Il libro verde sembra voler tenere distinti gli autori tradizionali e gli autori "dilettanti", ad esempio di blog, suggerendo un alto livello di protezione per la prima categoria. Si tratta però di una distinzione artificiale: entrambe le categorie sono formate da autori e meritano un trattamento simile. Dopotutto, non si è mai fatta distinzione fra pittori dilettanti e professionali, e allo stesso modo non sembra logica una distinzione fra diversi tipi di autori. Inoltre, una stessa persona può assumere diversi ruoli. Uno scienziato può scrivere in un blog, scrivere un libro e scrivere articoli per riviste scientifiche.

Poiché il libro verde prende come punto di partenza la legislazione attuale, il ricercatore o studente e l'autore sembrano essere in conflitto, come se avessero interessi contrapposti. Questo sembra ignorare il fatto che il ricercatore o studente è generalmente anche un autore. L'edificio legale che protegge gli autori limita le stesse persone nel loro ruolo di ricercatori o studenti. Serve quindi una valutazione molto attenta degli interessi dell'autore: la protezione dei diritti di un autore non è necessariamente nel maggiore interesse della totalità degli autori, e soprattutto degli autori che sono essi stessi ricercatori o studenti. Per lo sviluppo e la sostenibilità economica dell'istruzione sarebbe meglio se più opere fossero pubblicate sotto un diritto d'autore che imponga meno limitazioni ai riutilizzatori.

L'obiettivo di Wikimedia Italia

Premessi queste considerazioni e questi obiettivi di Wikimedia Italia, riteniamo che l'unico scopo della legislazione sul diritto d'autore dovrebbe essere

la conservazione, lo sviluppo e la distribuzione delle opere dell'ingegno.

La legislazione sul diritto d'autore dovrebbe favorire lo sviluppo della conoscenza, della cultura e del progresso in generale. Non dovrebbe essere fondata su dei diritti esclusivi ma dovrebbe puntare alla cooperazione e alla condivisione.

Stiamo assistendo allo sviluppo di un nuovo modello economico nel quale i diritti esclusivi non sono più benefici in tutti i casi; al contrario, possono essere controproducenti. La condivisione della conoscenza e della cultura è di fondamentale importanza per le opere intellettuali contemporanee. Questo obiettivo non implica di per sé la protezione dell'autore.

Quanto sopra non significa che ci opponiamo al diritto d'autore in quanto tale: tutti i progetti Wikimedia rispettano la legislazione attuale, anche se ciò limita grandemente i contenuti disponibili in tali progetti e influisce pesantemente sul lavoro quotidiano dei loro utenti.

Tutte le informazioni e i file multimediali all'interno di questi progetti sono resi disponibili sotto licenza libera che ne consente il riutilizzo e la modifica senza bisogno di autorizzazione. Desideriamo solo sottolineare come nel proteggere gli interessi degli autori si debba tener conto anche di altri importanti interessi pubblici, come il diritto ad una istruzione affidabile e di buon livello, nonché il diritto fondamentale allo sviluppo di ogni individuo.

Giusto equilibrio e possibilità di scelta

Notiamo che, a proposito degli interessi degli attori coinvolti, nel libro verde si usa spesso la locuzione «giusto equilibrio», ma non si descrive come sarebbe tale equilibrio. Il libro verde sembra suggerire che si abbia «giusto equilibrio» se i diritti degli autori sono abbastanza protetti. Noi crediamo che in questo contesto gli interessi degli utenti non siano abbastanza considerati, e che non ci sia (più) per nulla un «giusto equilibrio» se i diritti attuali degli utenti verranno limitati per via di adattamenti delle legislazioni sul diritto d'autore.

Riteniamo invece fondamentale rendere sempre più consapevoli gli autori delle possibilità di scelta che hanno davanti a sé per proteggere le loro opere, ed in particolare delle possibilità intermedie fra il rilasciarle interamente nel pubblico dominio, da una parte, e il riservarsi tutti i diritti, dall'altra. Oltre a questo, sarebbe logico che per certe tipologia di autori il rilascio dell'opera avvenisse automaticamente nel pubblico dominio. Questo potrebbe essere il caso, ad esempio, degli autori il cui lavoro è pagato da enti pubblici.

L'attuale legislazione sul diritto d'autore richiede che gli autori rendano noto esplicitamente se intendono dare ad altri il diritto di copiare o redistribuire la propria opera. L'autore può in questo modo estendere le limitazioni ed eccezioni al diritto d'autore già garantite dalla legislazione. Fintantoché le loro opere sono coperte dal diritto d'autore, molti autori hanno interesse (economicamente) a che queste abbiano la massima diffusione.

Tuttavia, allo stato attuale delle cose, in generale, molti autori non si rendono nemmeno conto di avere la possibilità di rilasciare la propria opera sotto una licenza libera, né sono consci delle possibilità legali intermedie fra lo sfruttamento esclusivo e il rilascio nel pubblico dominio. Quest'ultima opzione non è nemmeno contemplata in alcune giurisdizioni europee.

Domande del libro verde

Seguono le nostre risposte ad alcune domande presenti nel libro verde (quest'ultime in corsivo).

Introduzione

Questioni generali

(1) Occorrono incentivi od orientamenti per gli accordi contrattuali tra i titolari dei diritti e gli utenti per l'applicazione delle eccezioni al diritto d'autore?

La domanda si basa su presupposti che sono in contraddizione con l'obiettivo di sviluppare una società della conoscenza. Lo sviluppo di una società della conoscenza dipende fortemente da persone e organizzazioni che sono contemporaneamente detentori di diritti e riutilizzatori e scelgono di condividere contenuti in modo paritario. I riutilizzatori dei contenuti sono degni di una protezione legale di prim'ordine quanto i detentori dei diritti. Una regolamentazione basata su vincoli che derivano dall'epoca industriale è controproducente rispetto all'obiettivo di sviluppare la società della conoscenza. Il problema non è solo la sostanza del diritto d'autore, ma anche il modo in cui è disegnato e applicato. Il diritto d'autore non regola solo relazioni fra controparti professionali e consumatori passivi o altre controparti professionali. Sempre più cittadini comuni mescolano il riutilizzo e la creazione di contenuti. Il diritto d'autore può essere efficace solo se è comprensibile per questo tipo di utenti, un problema con cui i progetti Wikimedia si scontrano quotidianamente.

(2) Occorrono incentivi, orientamenti o licenze modello per gli accordi contrattuali tra i titolari dei diritti e gli utenti relativi ad altri aspetti non coperti dalle eccezioni al diritto d'autore?

In qualunque caso sosterremmo uno stimolo alle licenze libere. Lo sviluppo di licenze libere come la GFDL e le Creative Commons è al momento indipendente dall'intervento diretto e dalla regolamentazione da parte dei governi. Un sistema flessibile e libero come questo funziona perché il successo di licenze di questo genere non può essere imposto per legge, ma dipende dalla loro accettazione da parte degli autori e riutilizzatori di tutto il mondo. È del tutto plausibile che questo porti a una più stretta collaborazione in materia di licenze fra organizzazioni come Free Software Foundation e Creative Commons.
Se si rendessero le opere dipendenti da finanziamenti pubblici disponibili sotto una licenza libera appropriata, si darebbe un grande stimolo all'economia della conoscenza, e in particolare alle piccole imprese. In questo modo, società innovative sarebbero in grado di usare il materiale esistente come base per nuovi prodotti o servizi. Lo stesso vale per i privati cittadini, per esempio all'interno dei progetti Wikimedia. Un esempio di questo tipo di sviluppo potrebbe essere la disponibilità di risorse cartografiche per tutti sotto una licenza libera.
Riservare i diritti su materiale finanziato dal pubblico dovrebbe essere possibile solo in casi eccezionali, che dovrebbero essere indicati esplicitamente caso per caso dai parlamenti. Gli impiegati degli enti pubblici e delle organizzazioni finanziate da enti pubblici dovrebbero avere il diritto fondamentale di rilasciare le proprie opere sotto una licenza libera.

(3) In considerazione della continua evoluzione delle tecnologie di Internet e delle attese dominanti sul piano economico e sociale, si ritiene adeguata un'impostazione basata su un elenco di eccezioni non obbligatorie?

Lo stesso libro verde cita la crescita dello scambio transnazionale di contenuti. Per i progetti Wikimedia, che non sono ristretti nei confini nazionali, è molto difficile fronteggiare queste differenze nelle legislazioni nazionali, che costringono a consumare enormi risorse in termini di tempo, energie e denaro nel tentativo di capire che cosa sia legale e che cosa non lo sia. Senza dubbio questo è un problema per qualsiasi organizzazione transnazionale, che riduce quindi l'efficienza dell'economia e della società in generale.
Una soluzione ragionevole sarebbe rendere non contestabile in nessun paese dell'Unione europea la pubblicazione in progetti internazionali di qualsiasi contenuto che sia pubblicato legalmente in un qualsiasi paese dell'Unione europea. È invece indispensabile e irrinunciabile l'applicazione in tutta l'Unione europea della "norma del tempo inferiore" (rule of the shorter term), prevista dalla convenzione di Berna, articolo 7.8, secondo cui «la durata della protezione non può eccedere quella stabilita nel Paese d'origine dell'opera».

(4) Si ritiene opportuno che alcune categorie di eccezioni siano rese obbligatorie allo scopo di garantire maggiore certezza del diritto e una migliore tutela dei beneficiari delle eccezioni?

Sì, è sempre opportuna in generale l'armonizzazione delle diverse legislazioni, nonché qualunque provvedimento che promuova la diffusione della cultura e del sapere e lo sviluppo della società della conoscenza, come da compito dell'Unione europea fin dalla formulazione della strategia di Lisbona, nel 2000.
Siamo invece contrari a tutto ciò che confligga con questo obiettivo, come quelle eccezioni al diritto d'autore che limitano i diritti già riconosciuti e le eccezioni già esistenti, ad esempio la direttiva 2006/115/CE «concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale», che tratta il prestito di libri e di altre opere come una banale attività commerciale, invece che come una necessaria e naturale forma di diffusione della cultura.
Naturalmente le biblioteche, con la loro attività di promozione dei libri e di educazione alla lettura, ampliano il mercato dei libri, lo vitalizzano anziché danneggiarlo; con il loro servizio di conservazione e catalogazione e con le iniziative di promozione e invito alla lettura, garantiscono un ampio accesso della popolazione al patrimonio culturale, garantendo il prestito o la consultazione anche delle moltissime opere da tempo (o da sempre) fuori dai circuiti commerciali e rigenerando la domanda di libri.
Inoltre, il prestito dei libri, e quindi il loro acquisto da parte delle biblioteche pubbliche, è spesso già di per sé, senza ulteriori balzelli, l'unica garanzia economica ed entrata sicura per i piccoli editori e gli autori meno noti, e in generale uno dei più importanti baluardi a difesa del pluralismo culturale.
Tuttavia, non è necessario soltanto prevedere delle eccezioni al diritto d'autore, ma anche che altri provvedimenti non riguardanti il diritto d'autore siano d'ostacolo alla diffusione della conoscenza. Ad esempio, nel gennaio 2007, la Soprintendenza ai beni culturali di Firenze ha inviato a "Wikipedia, l'enciclopedia libera" una diffida a utilizzare qualsivoglia tipologia di fotografia scattata all'interno dei musei, o raffigurante opere i cui autori sono deceduti da ben più di settanta anni, se non previa autorizzazione dell'istituzione stessa; ciò sebbene le opere raffigurate nelle fotografie contestate fossero palesemente di pubblico dominio, perché non rientranti all'interno della specifica casistica prevista dalla legge 633 del 1941 (legge sulla protezione del diritto d'autore). Cfr. domanda 7 sul compito di istituzioni pubbliche come i musei.

(5) In caso di risposta affermativa, quali sono queste categorie?

Sono necessarie delle eccezioni al diritto d'autore per:
  • opere create o commissionate da enti pubblici (vedi domanda 2);
  • opere orfane (vedi domanda 10);
  • opere disponibili negli spazi pubblici (libertà di panorama).
Per quanto riguarda la libertà di panorama, non è sufficiente l'articolo 5 sezione 3 lettera h della direttiva 2001/29/CE: la libertà di panorama deve essere esplicitamente prevista da tutti gli stati membri. In Italia la totale inesistenza della libertà di panorama (diritto già ampiamente riconosciuto all'estero) implica la materiale impossibilità per chiunque di pubblicare immagini relative al nostro patrimonio architettonico moderno, eliminando totalmente la storia italiana dell'architettura, della scultura e della costruzione in generale, dalla fine dell'800 fino ai giorni nostri. Sarebbe inoltre utile una maggiore uniformità dei requisiti per l'applicazione della libertà di panorama riconosciuta dai diversi stati, dal momento che l'attuale diversità produce una grande confusione.

Eccezioni: questioni specifiche

(6) È opportuno che l'eccezione per biblioteche ed archivi rimanga invariata perché saranno gli stessi editori a dar vita ad un accesso on line ai propri cataloghi?

Gli interessi di biblioteche e archivi concordano con quelli dei progetti Wikimedia. Gli utenti dei progetti Wikimedia sono anche utenti di biblioteche e archivi e, da questo punto di vista, hanno interesse a che possano funzionare correttamente. Biblioteche a archivi hanno una funzione pubblica di grande importanza. È errato pensare il loro compito solo dal punto di vista della società industriale, che è caratterizzata da una chiara distinzione fra un grande numero di consumatori e un gruppo selezionato di produttori che hanno come principale interesse l'esclusione dell'uso senza un corrispettivo economico. La società della conoscenza è, in buona parte, sostenuta da persone e organizzazioni che sono contemporaneamente consumatori e produttori sono interessati alla libera condivisione della conoscenza, e hanno altrettanto diritto a una protezione legale di alta qualità.

(7) Per aumentare l'accesso alle opere è opportuno che le biblioteche accessibili al pubblico, gli istituti di istruzione, i musei e gli archivi debbano concludere accordi di licenza con gli editori? Esistono esempi riusciti di accordi che concedono in licenza l'accesso on line alle collezioni delle biblioteche?

A causa di una carenza di armonizzazione, la situazione attuale può portare a situazioni di confusione sul riuso di materiale nel pubblico dominio per scadenza dei termini. Ci sono stati casi di istituzioni pubbliche che, basandosi sul diritto d'autore, hanno richiesto dei compensi per la semplice riproduzione di opere non più protette dal diritto d'autore stesso. Per questo tipo di opere non è quindi necessario alcun accordo di licenza.
Nell'ottica della funzione pubblica che biblioteche, musei e archivi hanno nella società della conoscenza, è di grande importanza che tali istituzioni e i loro utenti creino anche dello spazio per l'uso e il riuso del loro materiale. Si può pensare ad esempio a metadati, citazioni, sommari di articoli, immagini a risoluzioni limitate o campioni, che potrebbero essere rilasciati nel pubblico dominio o sotto una licenza libera. Questo è ancora più importante se si pensa a opere già nel pubblico dominio. Non è né logico né accettabile che istituzioni finanziate pubblicamente rendano praticamente inaccessibile al pubblico del materiale non protetto.
Progetti come Wikisource vanno esplicitamente nella direzione di una liberazione di materiale importante. Spesso sono necessari sforzi ulteriori per rendere un'opera veramente accessibile. Accordi di licenza cogli editori, che praticamente escludono questo tipo di progetti, sono quindi controproducenti.

(8) La portata dell'eccezione a favore delle biblioteche accessibili al pubblico, degli istituti di istruzione, dei musei e degli archivi deve essere chiarita in relazione ai seguenti aspetti:

(a) conversione dei formati;
(b) numero di copie che l'eccezione autorizza ad effettuare;
(c) la scansione di collezioni complete conservate nelle biblioteche?

(9) Occorre chiarire la legislazione in relazione alla questione se scansionare opere depositate nelle biblioteche allo scopo di rendere il loro contenuto ricercabile in Internet fuoriesca dall'ambito delle attuali eccezioni al diritto d'autore?

(10) Per disciplinare la questione delle opere orfane, è necessario un ulteriore atto legislativo della Comunità che vada al di là della raccomandazione 2006/585/CE della Commissione del 24 agosto 2006?

Sì. Il diritto d'autore ha anche lo scopo di facilitare la diffusione delle opere. Da questo punto di vista l'attuale regolamentazione è controproducente perché fa sì che delle opere vengano dimenticate o anche completamente perdute (si pensi per esempio alla quantità di film dei primi decenni di vita del cinema di cui non esistono più copie conosciute) e ciò non rispetta nemmeno gli interessi dei loro autori. Il problema si potrebbe risolvere assegnando al diritto d'autore automatico una durata inferiore, che si possa estendere dietro registrazione. Per godere della massima durata della protezione prevista dalla legge, il detentore dei diritti dovrebbe cioè manifestare esplicitamente il suo interesse verso l'opera.
Un sistema simile renderebbe meno importante la definizione della "ricerca diligente dei titolari dei diritti", che è necessariamente di difficile formulazione e applicazione, e permetterebbe la diffusione delle opere con detentore dei diritti irreperibile, nonché delle opere nello sfruttamento economico delle quali il detentore dei diritti non dimostri più interesse, come nel caso dei libri protetti da diritto d'autore ma fuori commercio anche da decenni per la scelta della casa editrice di non ristamparli, che sono quindi inaccessibili dal momento che non possono nemmeno essere riprodotti o distribuiti in altro modo.
Se fosse applicata una clausola di "condivisione allo stesso modo", il detentore dei diritti, se alla fine si facesse vivo, potrebbe persino beneficiare di questo: se l'opera attirasse maggiore attenzione in questa maniera, qualcuno che la volesse sfruttare per altri scopi potrebbe contattarlo per ottenere una licenza.
L'estensione dei termini di durata del diritto d'autore ingigantisce il problema delle opere orfane. Termini più lunghi rendono necessario un maggiore sforzo per rendere l'opera accessibile al pubblico per via dei cambiamenti ad esempio di tipo tecnologico, e aumentano sempre più la difficoltà di reperimento del detentore dei diritti. Il patrimonio culturale meno popolare corre pertanto il rischio di diventare praticamente inaccessibile. I vantaggi che un piccolo gruppo di detentori di diritti avrebbero da una maggiore durata della protezione non possono compensare il danno sociale costituito dall'inaccessibilità di un numero incomparabilmente maggiore di opere meno conosciute.

(11) In caso affermativo, tale disciplina deve consistere nell'apportare modifiche ed integrazioni alla direttiva 2001 sul diritto d'autore nella società dell'informazione o è più opportuno emanare un atto legislativo distinto?

Soprattutto, deve essere garantita la certezza del diritto per i cittadini comuni che agiscono in buona fede, nonché il diritto all'uso personale (non a scopo di lucro). A questo proposito, il livello di applicazione è spesso più importante della legislazione effettiva.

(12) Come debbono essere affrontati gli aspetti transfrontalieri connessi alle opere orfane in modo da garantire un riconoscimento su scala europea delle soluzioni adottate in Stati membri diversi?

Se un'opera è pubblicata legalmente in qualche luogo dell'Unione europea attraverso un mezzo di comunicazione transfrontaliero, non dovrebbe essere possibile contestare questo in un altro stato membro.

L'eccezione a favore dei portatori di handicap

(13) È opportuno che i portatori di handicap stipulino con le case editrici accordi di licenza allo scopo di aumentare il loro accesso alle opere? In caso di risposta affermativa si prega di indicare quali tipi di licenza sarebbero più idonei. Si prega anche di indicare se vi siano già esempi operativi di accordi di licenza diretti ad aumentare l'accesso alle opere per i portatori di handicap.

Le licenze libere che permettono le opere derivate sono la soluzione, perché danno accesso alle opere in tutte le forme possibili, dal momento che le opere possono essere usate da diversi distributori con diverse tecnologie in libera competizione. Le licenze usate nei progetti Wikimedia permettono a tutti di adattare i contenuti sulla base delle necessità di specifici gruppi di destinatari. Dal momento che il risultato è ancora disponibile sotto una licenza libera, questa possibilità può essere sfruttata sia per scopi ideali sia per scopi commerciali.

(14) Sono opportune disposizioni che impongano obbligatoriamente la messa a disposizione dei portatori di handicap delle opere in un formato particolare?

Una licenza libera che ammetta opere derivate è molto più efficiente e sostenibile di un elenco vincolante di formati.

(15) Deve essere chiarito che l'eccezione si applica ai portatori di handicap diversi da coloro che soffrono menomazioni alla vista e all'udito?

Una licenza libera che ammetta opere derivate è molto più efficiente e sostenibile di una lista di handicap.

(16) In caso affermativo, quali altri handicap dovrebbero essere inclusi, in quanto pertinenti, sotto il profilo della diffusione delle conoscenze on line?

(17) È opportuno che la legislazione nazionale chiarisca che i beneficiari dell'eccezione per i portatori di handicap non sono soggetti all'obbligo di pagare una remunerazione per l'utilizzo di un'opera al fine di convertirla in un formato accessibile?

(18) È opportuno che la direttiva 96/9/CE sulla tutela giuridica delle banche di dati preveda una specifica eccezione a favore dei portatori di handicap applicabile sia alle banche di dati originali che alle banche di dati sui generis?


Diffusione delle opere per scopi didattici e di ricerca

(19) È opportuno che la comunità scientifica e di ricerca stipuli accordi di licenza con gli editori allo scopo di aumentare l'accesso alle opere per finalità didattiche o di ricerca? Vi sono esempi riusciti di accordi di licenza che consentano l'uso on line delle opere per finalità didattiche o di ricerca?

L'istruzione e la ricerca sono eccellenti esempi di aree dove la separazione fra detentori dei diritti e fruitori dei contenuti non è chiara. Gli insegnanti sono storicamente anche creatori di materiale educativo. L'istruzione ha quindi un grande interesse a che sia data libertà d'azione agli utenti finali (vedi domanda 24). Sono basati su licenze libere non solo Wikipedia e Wikizionario, ma anche Wikibooks, Wikisource e Wikiversità, che hanno più precisamente degli scopi didattici. Questo approccio contribuisce anche a valorizzare e coinvolgere persone in giro per il mondo che raccolgono e producono materiale didattico sotto licenza libera, uno degli obiettivi della Wikimedia Foundation. Il vantaggio delle licenze libere è che evitano l'eccessiva burocrazia derivante dalla richiesta di remunerazioni. Quando si fa uso di quest'ultime, appare ragionevole che esse siano limitate a una durata ragionevole, dopo la quale l'opera diventi liberamente utilizzabile.
Le licenze libere sarebbe molto utili nell'ambito delle Biblioteche Digitali: la situazione legale di immagini scansionate (da testi in pubblico dominio, poiché sono scaduti i diritti) é al momento ambigua, e vi sono differenze fra nazione e nazione. Utilizzare licenze libere per questo tipo di immagini fornirebbe a biblioteche digitali collaborative come Wikisource ottimo materiale che potrebbe essere trascritto dagli utenti, fornendo un importante valore aggiunto (la trascrizione) alle stesse istituzioni rilascianti il materiale.

(20) È opportuno chiarire l'eccezione per finalità didattiche e di ricerca in modo da tenere conto delle forme moderne di apprendimento a distanza?

Un chiarimento sul tema sarebbe auspicabile, per permettere in campo educativo una maggiore circolazione delle conoscenze. Un concreto uso di internet in una educazione a distanza trova nell'attuale legislazione sul diritto d'autore vincoli troppo rigidi. Ad esempio lo stato italiano con l'articolo 15 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 - Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico aveva indicato internet come strumento per combattere il caro libri, ma non c'è stata nessuna pratica applicazione perchè non è stato risolto il problema del diritto d'autore.

(21) Occorre chiarire che l'eccezione per finalità didattiche e di ricerca riguarda non soltanto il materiale utilizzato in aule o locali di istituti di istruzione, ma anche l'uso delle opere a casa per studio?

(22) Sono necessarie regole minime obbligatorie per quanto riguarda la lunghezza degli estratti di opere che possono essere riprodotti o messi a disposizione per finalità didattiche e di ricerca?

Sempre per ottenere la massima chiarezza e interoperatività transfrotaliera sarebbe estremamente utile indicare dei parametri per definire quella che in molti paesi si chiama diritto di corta citazione adottando gli standard in uso nella maggior parte degli stati europei.

(23) È opportuno introdurre il requisito minimo obbligatorio che l'eccezione riguarda sia l'insegnamento che la ricerca?

L'opportunità del chiarimento è data proprio dalle interpretazioni restrittive ora in atto.

Contenuti creati dall'utente

(24) Occorrono regole più precise in merito agli atti che gli utenti finali possono o non possono compiere quando fanno uso di materiali protetti dal diritto d'autore?

No. La definizione di regole precise porterebbe a un'inopportuna burocratizzazione che sarebbe di per sé nociva per l'economia della conoscenza. Nel diritto d'autore dell'Europa continentale ci dovrebbe essere un sistema aperto di eccezioni per gli utenti finali, come nel sistema angloamericano del fair use. L'incertezza legale causata da questa differenza impedisce la collaborazione globale degli utenti finali. In ogni caso ci dovrebbe essere un provvedimento con cui il legislatore possa dichiarare nullo e privo di effetto qualunque clausola contrattuale unilaterale che limiti gli interessi pubblici già protetti dal diritto d'autore.
Un possibile approccio potrebbe essere quello di allargare le eccezioni al diritto d'autore esistenti, come quelle sul diritto di citazione e sulla riproduzione di materiale nel pubblico dominio. Per aumentare la certezza del diritto sarebbe consigliabile stimolare lo sviluppo di norme e procedure guidate comunitarie che, eliminando il rischio di essere perseguiti per l'infrazione del diritto d'autore, promuovano la collaborazione e il riuso.

(25) È opportuno introdurre nella direttiva un'eccezione per i contenuti creati dagli utenti?

Questa domanda è fondata su un presupposto che contrasta collo sviluppo della società della conoscenza, che dipende in gran parte da persone e organizzazioni che sono contemporaneamente detentori di diritti e utenti, e scelgono di condividere le proprie opere in modo paritario. Alcuni risultati di queste forme di produzione collaborativa e paritaria, come ad esempio alcuni progetti Wikimedia, hanno dimostrato di poter raggiungere o persino superare i prodotti professionali e i metodi distributivi degli editori tradizionali. Un sistema di protezione del diritto d'autore rivolto al futuro dovrebbe anche promuovere questo tipo di collaborazioni e non limitarsi alla tradizionale dicotomia produttore-consumatore. Gli attori dei progetti di produzione collaborativa e paritaria hanno comunque interesse a un'espansione dei diritti di riutilizzo come attualmente previsto nelle limitazioni ed eccezioni al diritto d'autore (vedi domanda 24).

Conclusione

I cambiamenti nei metodi con cui le opere sono creare e nella percezione pubblica del diritto d'autore richiede un approccio differente alla legislazione sul diritto d'autore, che dovrebbe promuovere la conservazione, produzione e diffusione della conoscenza e della cultura, dando un impulso positivo per il raggiungimento di questi obiettivi. L'attuale legislazione sul diritto d'autore è spesso persino controproducente per via del principio di esclusività su cui si basa, mentre dovrebbe essere fondata di più sulla condivisione e sulla produzione dei contenuti fra autori. La condivisione della conoscenza e della cultura è di fondamentale importanza per la società della conoscenza.


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