Wikimania 2026/Report/Phyrexian: differenze tra le versioni
(Creata pagina con "Wikimania a Parigi è stata la quarta a cui ho partecipato, dopo quella di Katowice di due anni fa. Nel complesso è sempre molto stimolante andare a questo tipo di eventi, sia per i temi presentati nelle varie sessioni, sia per il gran numero di volontari da tutto il mondo che è possibile incontrare, e soprattutto per la loro diversità, nonostante alcune delegazioni siano naturalmente più numerose di altre. Quest’anno, per la prima volta, sono stato anche relatore...") |
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Quest’anno, per la prima volta, sono stato anche relatore: il primo giorno ho tenuto una presentazione sulle collaborazioni internazionali organizzate da me e altri wikipediani italiani con le comunità iraniana e russa. La presentazione è stata introdotta brevemente da Darafsh, utente iraniano, mentre poi ho parlato per un’ora quasi da solo, con qualche intervento e puntualizzazione da parte sua, e con un momento di domande sul finale. Ho ricevuto feedback molto positivi sia sulla presentazione stessa sia sulle due collaborazioni, che per quanto concerne la parte italiana sono stati due concorsi di scrittura a premi finanziati da Wikimedia Italia. A giudicare dall’interesse e dai riscontri che ho potuto raccogliere, direi che queste iniziative si confermano come un grande successo, già attestato dai numeri del concorso, con centinaia di nuove voci create in un mese, di una qualità molto alta. Al momento delle domande sono state avanzate delle proposte di integrazione di questo formato all’interno di contenitori più ampi, come ad esempio il CEE Spring. In quanto organizzatore, la mia opinione è che i due formati sono difficilmente compatibili, ma sembra ci sia un certo interesse per integrare l’Italia, almeno come ospite, all’interno di iniziative internazionali come appunto il CEE Spring, suggerisco all’associazione di tenerne seriamente conto, perché si tratta di iniziative che possono portare grandi risultati sia sul breve che sul lungo termine. | Quest’anno, per la prima volta, sono stato anche relatore: il primo giorno ho tenuto una presentazione sulle collaborazioni internazionali organizzate da me e altri wikipediani italiani con le comunità iraniana e russa. La presentazione è stata introdotta brevemente da Darafsh, utente iraniano, mentre poi ho parlato per un’ora quasi da solo, con qualche intervento e puntualizzazione da parte sua, e con un momento di domande sul finale. Ho ricevuto feedback molto positivi sia sulla presentazione stessa sia sulle due collaborazioni, che per quanto concerne la parte italiana sono stati due concorsi di scrittura a premi finanziati da Wikimedia Italia. A giudicare dall’interesse e dai riscontri che ho potuto raccogliere, direi che queste iniziative si confermano come un grande successo, già attestato dai numeri del concorso, con centinaia di nuove voci create in un mese, di una qualità molto alta. Al momento delle domande sono state avanzate delle proposte di integrazione di questo formato all’interno di contenitori più ampi, come ad esempio il CEE Spring. In quanto organizzatore, la mia opinione è che i due formati sono difficilmente compatibili, ma sembra ci sia un certo interesse per integrare l’Italia, almeno come ospite, all’interno di iniziative internazionali come appunto il CEE Spring, suggerisco all’associazione di tenerne seriamente conto, perché si tratta di iniziative che possono portare grandi risultati sia sul breve che sul lungo termine. | ||
Su un filo conduttore simile è stato il primo incontro informale di WikiMediterranean, iniziativa promossa proprio dagli italiani di Wiki SudItalia, assieme ai delegati maltesi, che già conoscevo grazie alla mia partecipazione nella comunità CEE. È un gruppo molto promettente, con grandi potenzialità. Fra i presenti c’erano pochissimi rappresentanti africani, ovvero della costa sud del Mediterraneo, ma ha partecipato una delegata della comunità in lingua romancia, segno che le comunità minori cercano visibilità e rappresentanza in organizzazioni più grandi, dove il loro contributo può essere più facilmente accolto ed amplificato. Un esempio è proprio la prima iniziativa di WikiMediterranean: Wiki Loves Arbëreshë, riguardante le minoranze storiche di lingua albanese presenti nel Sud Italia. Spero che il gruppo riceva supporto perché potrebbe fare grandi cose. | Su un filo conduttore simile è stato il primo incontro informale di [[:meta:WikiMediterranean|WikiMediterranean]], iniziativa promossa proprio dagli italiani di Wiki SudItalia, assieme ai delegati maltesi, che già conoscevo grazie alla mia partecipazione nella comunità CEE. È un gruppo molto promettente, con grandi potenzialità. Fra i presenti c’erano pochissimi rappresentanti africani, ovvero della costa sud del Mediterraneo, ma ha partecipato una delegata della comunità in lingua romancia, segno che le comunità minori cercano visibilità e rappresentanza in organizzazioni più grandi, dove il loro contributo può essere più facilmente accolto ed amplificato. Un esempio è proprio la prima iniziativa di WikiMediterranean: [[:meta:Wiki_Loves_Arbëreshë|Wiki Loves Arbëreshë]], riguardante le minoranze storiche di lingua albanese presenti nel Sud Italia. Spero che il gruppo riceva supporto perché potrebbe fare grandi cose. | ||
Ho poi seguito le numerose sessioni brevi dei Lightning Talks, divise in più tranche, tra i quali c’erano temi più interessanti di altri, ma il formato prevede interventi di pochi minuti; è quindi molto comodo aspettare il relatore successivo se una delle presentazioni non è coinvolgente. Una menzione speciale a Marta Arosio, Dario Crespi e Marco Chemello per le loro presentazioni. Una delle più interessanti per me è stata quella sulle lingue minori nell’era dell’intelligenza artificiale, presentata da Shahen, con particolare focus sul caso della Wikipedia in armeno occidentale, argomento che ho poi approfondito in una presentazione più lunga e articolata durante il CEE Meeting di settembre. Ci sono spunti molto utili anche per le lingue minoritarie italiane. Molto bold, al limite della provocazione, la presentazione di Michal Wander Schwartz e Abeer Abu Zhaia, di Wikimedia Israele, sul loro progetto di collaborazione fra gruppi di studenti universitari arabi ed ebrei. Mi sembra che i risultati pratici siano quasi trascurabili, ma l’esperienza ha promosso la creazione di legami personali solidi tra esponenti dei due gruppi, e questo mi sembra qualcosa di magnifico. Altra menzione d’interesse è il progetto di Wikimedia Argentina per caricare su Commons il materiale dei musei di quel Paese: “Proyecto MIL: memoria e identidad local”, presentato da Angie Cervellera e Gonzalo Bazgan. Partendo da un progetto GLAM centralizzato hanno coordinato decine di collaborazioni a livello locale. Ho conosciuto poi le due delegate malgasce, che hanno portato in un Lightning Talk l’esperienza di WikiTeny, il primo progetto wiki interamente dedicato alla valorizzazione della lingua malgascia, un idioma nel quale le fonti scritte scarseggiano. Molto interessante anche l’idea di Wikimedia Ucraina, presentata da Viacheslav Mamon, di affiancare la rilettura dei testi su Wikisource ai corsi di studio universitari, integrando la correzione dei testi nella didattica universitaria e nei suoi tempi. Ultima menzione d’onore per la divertente presentazione di Sara Thomas, che mostra quanto il coinvolgimento personale su temi ben conosciuti, ad esempio la storia e il patrimonio locale dei posti in cui uno vive, possa affascinare i nuovi utenti e fare in modo che si convertano in wikipediani nel lungo periodo. Il tutto esposto nello stile di ''Alice nel paese delle meraviglie''. | Ho poi seguito le numerose sessioni brevi dei Lightning Talks, divise in più tranche, tra i quali c’erano temi più interessanti di altri, ma il formato prevede interventi di pochi minuti; è quindi molto comodo aspettare il relatore successivo se una delle presentazioni non è coinvolgente. Una menzione speciale a Marta Arosio, Dario Crespi e Marco Chemello per le loro presentazioni. Una delle più interessanti per me è stata quella sulle lingue minori nell’era dell’intelligenza artificiale, presentata da Shahen, con particolare focus sul caso della Wikipedia in armeno occidentale, argomento che ho poi approfondito in una presentazione più lunga e articolata durante il CEE Meeting di settembre. Ci sono spunti molto utili anche per le lingue minoritarie italiane. Molto bold, al limite della provocazione, la presentazione di Michal Wander Schwartz e Abeer Abu Zhaia, di Wikimedia Israele, sul loro progetto di collaborazione fra gruppi di studenti universitari arabi ed ebrei. Mi sembra che i risultati pratici siano quasi trascurabili, ma l’esperienza ha promosso la creazione di legami personali solidi tra esponenti dei due gruppi, e questo mi sembra qualcosa di magnifico. Altra menzione d’interesse è il progetto di Wikimedia Argentina per caricare su Commons il materiale dei musei di quel Paese: “Proyecto MIL: memoria e identidad local”, presentato da Angie Cervellera e Gonzalo Bazgan. Partendo da un progetto GLAM centralizzato hanno coordinato decine di collaborazioni a livello locale. Ho conosciuto poi le due delegate malgasce, che hanno portato in un Lightning Talk l’esperienza di WikiTeny, il primo progetto wiki interamente dedicato alla valorizzazione della lingua malgascia, un idioma nel quale le fonti scritte scarseggiano. Molto interessante anche l’idea di Wikimedia Ucraina, presentata da Viacheslav Mamon, di affiancare la rilettura dei testi su Wikisource ai corsi di studio universitari, integrando la correzione dei testi nella didattica universitaria e nei suoi tempi. Ultima menzione d’onore per la divertente presentazione di Sara Thomas, che mostra quanto il coinvolgimento personale su temi ben conosciuti, ad esempio la storia e il patrimonio locale dei posti in cui uno vive, possa affascinare i nuovi utenti e fare in modo che si convertano in wikipediani nel lungo periodo. Il tutto esposto nello stile di ''Alice nel paese delle meraviglie''. | ||
Versione attuale delle 15:01, 23 ott 2026
Wikimania a Parigi è stata la quarta a cui ho partecipato, dopo quella di Katowice di due anni fa. Nel complesso è sempre molto stimolante andare a questo tipo di eventi, sia per i temi presentati nelle varie sessioni, sia per il gran numero di volontari da tutto il mondo che è possibile incontrare, e soprattutto per la loro diversità, nonostante alcune delegazioni siano naturalmente più numerose di altre.
Quest’anno, per la prima volta, sono stato anche relatore: il primo giorno ho tenuto una presentazione sulle collaborazioni internazionali organizzate da me e altri wikipediani italiani con le comunità iraniana e russa. La presentazione è stata introdotta brevemente da Darafsh, utente iraniano, mentre poi ho parlato per un’ora quasi da solo, con qualche intervento e puntualizzazione da parte sua, e con un momento di domande sul finale. Ho ricevuto feedback molto positivi sia sulla presentazione stessa sia sulle due collaborazioni, che per quanto concerne la parte italiana sono stati due concorsi di scrittura a premi finanziati da Wikimedia Italia. A giudicare dall’interesse e dai riscontri che ho potuto raccogliere, direi che queste iniziative si confermano come un grande successo, già attestato dai numeri del concorso, con centinaia di nuove voci create in un mese, di una qualità molto alta. Al momento delle domande sono state avanzate delle proposte di integrazione di questo formato all’interno di contenitori più ampi, come ad esempio il CEE Spring. In quanto organizzatore, la mia opinione è che i due formati sono difficilmente compatibili, ma sembra ci sia un certo interesse per integrare l’Italia, almeno come ospite, all’interno di iniziative internazionali come appunto il CEE Spring, suggerisco all’associazione di tenerne seriamente conto, perché si tratta di iniziative che possono portare grandi risultati sia sul breve che sul lungo termine.
Su un filo conduttore simile è stato il primo incontro informale di WikiMediterranean, iniziativa promossa proprio dagli italiani di Wiki SudItalia, assieme ai delegati maltesi, che già conoscevo grazie alla mia partecipazione nella comunità CEE. È un gruppo molto promettente, con grandi potenzialità. Fra i presenti c’erano pochissimi rappresentanti africani, ovvero della costa sud del Mediterraneo, ma ha partecipato una delegata della comunità in lingua romancia, segno che le comunità minori cercano visibilità e rappresentanza in organizzazioni più grandi, dove il loro contributo può essere più facilmente accolto ed amplificato. Un esempio è proprio la prima iniziativa di WikiMediterranean: Wiki Loves Arbëreshë, riguardante le minoranze storiche di lingua albanese presenti nel Sud Italia. Spero che il gruppo riceva supporto perché potrebbe fare grandi cose.
Ho poi seguito le numerose sessioni brevi dei Lightning Talks, divise in più tranche, tra i quali c’erano temi più interessanti di altri, ma il formato prevede interventi di pochi minuti; è quindi molto comodo aspettare il relatore successivo se una delle presentazioni non è coinvolgente. Una menzione speciale a Marta Arosio, Dario Crespi e Marco Chemello per le loro presentazioni. Una delle più interessanti per me è stata quella sulle lingue minori nell’era dell’intelligenza artificiale, presentata da Shahen, con particolare focus sul caso della Wikipedia in armeno occidentale, argomento che ho poi approfondito in una presentazione più lunga e articolata durante il CEE Meeting di settembre. Ci sono spunti molto utili anche per le lingue minoritarie italiane. Molto bold, al limite della provocazione, la presentazione di Michal Wander Schwartz e Abeer Abu Zhaia, di Wikimedia Israele, sul loro progetto di collaborazione fra gruppi di studenti universitari arabi ed ebrei. Mi sembra che i risultati pratici siano quasi trascurabili, ma l’esperienza ha promosso la creazione di legami personali solidi tra esponenti dei due gruppi, e questo mi sembra qualcosa di magnifico. Altra menzione d’interesse è il progetto di Wikimedia Argentina per caricare su Commons il materiale dei musei di quel Paese: “Proyecto MIL: memoria e identidad local”, presentato da Angie Cervellera e Gonzalo Bazgan. Partendo da un progetto GLAM centralizzato hanno coordinato decine di collaborazioni a livello locale. Ho conosciuto poi le due delegate malgasce, che hanno portato in un Lightning Talk l’esperienza di WikiTeny, il primo progetto wiki interamente dedicato alla valorizzazione della lingua malgascia, un idioma nel quale le fonti scritte scarseggiano. Molto interessante anche l’idea di Wikimedia Ucraina, presentata da Viacheslav Mamon, di affiancare la rilettura dei testi su Wikisource ai corsi di studio universitari, integrando la correzione dei testi nella didattica universitaria e nei suoi tempi. Ultima menzione d’onore per la divertente presentazione di Sara Thomas, che mostra quanto il coinvolgimento personale su temi ben conosciuti, ad esempio la storia e il patrimonio locale dei posti in cui uno vive, possa affascinare i nuovi utenti e fare in modo che si convertano in wikipediani nel lungo periodo. Il tutto esposto nello stile di Alice nel paese delle meraviglie.
Una delle presentazioni più interessanti a cui ho assistito è stata: Respecting Indigenous Knowledge in Open Spaces - Indigenous Cultural and Intellectual Property (ICIP) & Indigenous Data Sovereignty (IDSov) across Wikimedia Projects. È presente online la registrazione intera, oltre che le slide. Le relatrici erano quattro donne di comunità indigene di Australia, Cile, Nuova Zelanda e Canada. La presentazione era lunga e articolata, con le relatrici che si sono alternate nella presentazione di sé stesse, delle loro comunità, e della presenza nell’ecosistema Wikimedia di quest’ultime, toccando una moltitudine di temi, anche di una certa complessità. Alternativamente sono stati esposti successi e aspirazioni delle comunità linguistiche dei popoli Mapuche (lingua mapudungun), Māori e Atikamekw, ma il focus principale è stato capire come conciliare la condivisione libera della conoscenza sui progetti Wikimedia con il rispetto delle culture dei popoli indigeni, che in qualche caso mostrano anche un certo scetticismo al riguardo. Si è parlato infatti molto di rispetto, e anche quindi il rispetto per quelle conoscenze che le popolazioni prese in esame non sono disposte a condividere. Questo pone problemi non banali di rappresentanza e governance all’interno del movimento Wikimedia. Piccola nota personale: la presentazione era esposta in tre lingue, con traduttore simultaneo: inglese, spagnolo e francese, ma sono riuscito a seguirla senza l’ausilio delle cuffie (nonostante il mio francese sia molto arrugginito), un altro fatto che mi ha portato a riflettere sui privilegi che esistono anche all’interno di un movimento inclusivo come il nostro.
Alcuni di questi concetti sono gli stessi esposti nella presentazione di Fulani215: “Wiki for Minorities: From Representation to Empowerment”, riguardo alle comunità sottorappresentate dell’Africa. In particolare si evidenziano i comuni problemi di divario digitale, marginalizzazione linguistica, scarsità di risorse e sostegno istituzionale, e soprattutto ancora una volta una partecipazione decisionale limitata. Si auspica quindi il passaggio da una inclusione ancora più che altro simbolica a una effettiva, in cui l’accesso a programmi di finanziamento è reso più facile, in modo da dare continuità e supporto alle iniziative locali, e in cui una rappresentanza viene garantita anche a persone provenienti da queste comunità.
Un’ultima presentazione che voglio ricordare è quella di Kiril Simeonovski e Toni Ristovski, della Macedonia del Nord, e sul loro progetto di Wikiexpedition, ovvero sostanzialmente gite organizzate per documentare località, aree geografiche, monumenti, istituzioni e siti naturali, con particolare attenzione ai luoghi rurali poco rappresentati su Wikipedia e Commons. Io penso che sia un progetto estremamente utile, e facilmente riadattabile in qualsiasi Paese. Anche in Italia ci sono ampissime porzioni di territorio non ancora raggiunti dai wikipediani, con paesini completamente senza foto, e tanti siti anche importanti ancora assenti da Wikipedia. Penso che l’organizzazione di eventi simili debba essere seriamente presa in considerazione di WMI, perché l’impatto può essere estremamente positivo su più livelli. Un punto di partenza di riferimento può essere la Wikigita in Calabria organizzata nel 2022, durante la quale una manciata di volontari ha prodotto una gran quantità di contenuti su aree precedentemente neglette dai progetti Wikimedia. Ma sarebbe interessante anche la possibilità di finanziare, sto pensando a microgrant, delle mini-wikispedizioni organizzate da singoli volontari che si trovano anche all’estero. Proverò a prendere contatti con Wikimedia Georgia per quanto mi riguarda, magari riusciamo a fare qualcosa insieme.
Oltre alle presentazioni ovviamente una parte importante della conferenza sono gli incontri informali. Per quel che mi riguarda ho avuto modo di parlare con un gran numero di volontari che già conosco dell’area CEE, ed è stato interessante ad esempio ricevere in privato un feedback sulla nostra collaborazione con la comunità russa da parte degli ucraini. È stato bello rivedere gli amici dall’Iran e dalla Polonia, e conoscere persone da comunità molto remote, oppure molto sottorappresentate, come le ragazze del Madagascar o la signora di Wikipedia in romancio. Ho avuto anche un interessante scambio con una volontaria bretone, ma di origini haitiane, dato che qualche anno fa ho vissuto in Repubblica Dominicana. E ancora più interessante è stato scoprire che in Palestina esistono birrifici, e provare alcune delle loro birre artigianali. In ultimo, ringrazio l’organizzazione per avermi permesso di visitare la reggia di Versailles, gratuitamente e, ancora più importante, saltando la fila chilometrica all’ingresso.