Utente:DracoRoboter/open access

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Blog di Maria Chiara Pievatolo: http://bfp.sp.unipi.it/btfp/ Il blog di peppe Liberti: http://peppe-liberti.blogspot.com/ Il mio blog (non utilissimo, giusto ogni tanto): http://aubreymcfato.com Le pagine di Wikipedia sull'Open Access e affini. Il wiki dell'Open Access (http://wiki.openarchives.it/index.php/Pagina_principale) ha un sacco di contenuto, e sono riuscito a farlo rilasciare in CC-BY-SA, ma va tutto messo bene e integrato in Wikipedia (io ho già iniziato tempo fa).

  • Questo*, IMHO, è un lavoro che possiamo fare, davvero. Una delle poche cose serie e utili che possiamo fare per l'OA.

Siti importanti, da consigliare ai ricercatori:

  • DOAJ (http://www.doaj.org/): repository di riviste accademiche in OA, alcune anche molto buone.
  • ROARMAP (http://roarmap.eprints.org/): database di università che hanno una "politica mandataria" (cioè obbligano all'Open Access)
  • SHERPA/ROMEO (http://www.sherpa.ac.uk/romeo/): database che raccoglie gli editori che hanno una politica favorevole all'Open Access. Li divide per categorie, ed è comodo per capire se pubblicare con un dato editore, e quello che mi permette di fare con il mio articolo (che pubblico da loro).
  • OPENDOAR (http://www.opendoar.org/: repository che elenca i repository open access.


nick: un ricercatore di unipd, professore alla USI - Università della Svizzera italiana, che è responsabile della rivista del master di studi interculturali http://trickster.lettere.unipd.it (i contenuti sono già in CC, anche se ND e NC) e del network http://interculturale.net/ .

Articolo interessante sui dati della ricerca http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?p=538

Digitalizzazioni a prescindere (orientalistica et al)

Linee di azione tra cui scegliere

  • L'utilizzo e soprattutto, e il potenziale cattivo utilizzo, dell'impact factor e di simili indici di qualità. Cercare o creare una documentazione che riporti gli indici delle pubblicazioni OA.
  • Censimento delle università già sensibilizzate, in modo da capire chi evangelizzare e soprattutto in che modo. Molte università infatti hanno già dei progetti OA funzionanti.
  • Mi dicono che nelle materie umanistiche la situazione è meno buona che nelle scienze dure, con addirittura dei preconcetti sulle fonti non cartaceee. In quel caso probabilmente siamo al punto precedente, ovvero allo spiegare i vantaggi della digitalizzazione e della rete. Grazie a MM abbiamo dei contatti, anche se molto deboli al momento.
  • I responsabili delle biblioteche universitarie dovrebbero essere le nostre controparti più sensibilizzate al problema. C'è il problema che non hanno potere al'interno dell'accademia, ma potrebbero essere un punto di ingresso nelle accademie.
  • Bisognerà spiegare quali sono i punti di forza di questa modalità di pubblicazione. I potenziali risparmi e la facilità di diffusione, con conseguente potenziale visibilità delle ricerche, credo che siano i principali.
  • L'idea di chiedere alle università di mettere l'OA come uno degli obiettivi da perseguire mi pare ottimo, mi chiedo se tali interventi a livello personale possano essere replicati, e come. Il cern lo fa. http://library.web.cern.ch/library/OpenAccess/
  • Nel campo privato non so come sia la situazione, a occhio credo che abbiano meno vantaggi nell'aprirsi, ma non archivierei senza ulteriore studio la cosa.
  • I dati pubblici sono una garanzia per la ricerca: il caso Diederik Stapel http://minimacademica.wordpress.com/2011/11/16/una-comunita-scientifica-vigile-e-aperta-il-caso-di-diederik-stapel/

Censimenti

  • censire le università (anche parzialemnte)
  • i dipartimenti
  • chi ha già progetti OA funzionanti e chi no
  • chi ha già un sito e chi no

Pubblicazioni OA